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L'originario insediamento attorno alla pieve di San Cosimo, era già
castello prima del sec. XII. il
toponimo deriva dal personale latino Camnius.
Nel
1864 il paese assunse la specifica di Amiterno dal nome della città
sabino-romana Amiternum posta non lontano dai suoi confini.
Il
1816 fu l'anno dell'autonomia comunale.La
prima residenza municipale fu presa a Fossatillo da Angelantonio e
Giuseppe FABRIZI ad 8 ducati l'anno che saliranno a 12 nel 1829, era
arredata con tre tavolini che servivano per la cancelleria, una
scansia per l'archivio, 18 sedie per i decurioni e consiglieri ed
una scrivania per il sindaco che, dopo Nanni, sarà per per il
biennio 1818/1819 Giovanni CIORLETTI, figlio di un fabbro e nipote
di un prete.
Le
frazioni sono: San Giovanni, San Pelino, Fossatillo, Torre, Sala,
Collicello, Civitella, Corruccioni, San Cosimo, Fiugni, Termine e
Cascina.
Molte le chiese e i monumenti che meritano attenzione.
Si
ricordano: la chiesa di San Cosimo ( o Cosma, anteriore al secolo XII), la
chiesa di San Sebastiano a Collicello (secolo XVI), la chiesa di San
Giovanni (secolo XVI), i resti del castello di Cascina (secolo XII) e il
casale fortificato Dragonetti a Cascina
(sec. XVII). CAGNANO,
in latino campus Annianus, porta ancora il nome glorioso di Amiterno,
perché fece parte, prima del territorio della città romana e poi della
Diocesi che ne prese il nome.
Cagnano
risulta formato di piccoli paesi, che anticamente formavano una sola
parrocchia, quella di San Cosimo e che si vedono disseminati nella conca,
divisa a campi e praterie, per breve tratto interrotta dall'altura su cui
è Termine, per riaprirsi più ampia e più ridente nella distesa di Cascina,
dove era l'antico villaggio omonimo alle falde di Monte Calvo.
Di
Canianus non si ha notizia prima del secolo IX, allorché appare tra i
possessi del grande monastero imperiale di Farfa nell'agro amiternino,
cioè nella zona corrispondente alla ormai scomparsa diocesi della città
Amiternum, l'antica ed illustre patria di Sallustio, anch'essa da tempo
distrutta.
Per
trovare una nuova menzione di una località variamente chiamata Cannavum o
Cagnanum nell'alta valle dell'Aterno occorre scendere alla metà del XII
secolo, quando
queste zone vengono annesse al regno normanno la cui capitale è Palermo.
Troveremo allora da un lato la plebs sancti Cosmae in
Cagnano che papa Anastasio IV cita in un documento concernente Dodone,
autorevole personaggio locale, come facente parte dell'antica diocesi di
Amiternum ormai compresa in quella di Rieti e con essa la chiesa e il
monastero di San Leucio di Brindisi, il che implica sia una forma di
organizzazione protrattasi fino ai tempi nostri (la plebs è una struttura
intermedia fra la diocesi e la parrocchia, che nella circostanza si è
trasformata in arcipretura) sia una presenza monastica di origine
orientale che, attraverso Atessa e Rocca di Mezzo, quindi un percorso essenzialmente tratturale e pastorale, è
pervenuta ai confini dell'Abruzzo intorno al personaggio di San Leucio ed
alla festività dell'11 gennaio, che sono stati invece del tutto cancellati entrambi dalla memoria collettiva.
Dall'altro lato, sul versante civile e demografico, cannavum fa
parte con le odierne Barete, Rocca di Fondi ed Antrodoco della
signoria dei Rainaldo di Lavarete (Barete) che il catalogus
baronum dei sovrani normanni chiama a partecipare ad una sorta di
mobilitazione generale del regno con 41 milites complessivi a
cavallo, dei quali a Cannavum ne spettano un paio, la qual cosa
sta a significare, nella proporzione consueta di questo documento
tra risorse demografiche e disponibilità militare, un nucleo
abitato da 48 famiglie, poco meno di trecento individui, secondo i
moltiplicatori dell'epoca. |
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